Mio figlio non mangia: cosa fare davvero (strategie pratiche per i genitori)
- Dott.ssa Valeria Blasi

- 13 mag
- Tempo di lettura: 2 min
A cura della Dott.ssa Valeria Blasi
“Mangia pochissimo.” “Rifiuta tutto.” “Se non insisto, non mangia niente.”
Quando un bambino mangia poco, la preoccupazione dei genitori è immediata. La paura più grande è che non cresca abbastanza o che l’alimentazione non sia adeguata. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, il bambino che “non mangia” non ha un problema medico, ma sta attraversando una fase normale dello sviluppo.
L’appetito nei bambini non è costante e non segue le regole dell’adulto. Può variare da un giorno all’altro, da un pasto all’altro, e spesso si riduce fisiologicamente dopo i primi anni di vita. Valutare quanto mangia un bambino su un singolo pasto è quindi fuorviante: ciò che conta è l’equilibrio nel tempo.
Il punto critico non è quanto mangia, ma come si gestisce il momento del pasto.
Uno degli errori più frequenti è insistere. Più il genitore prova a convincere, distrarre o forzare, più il bambino tende a opporsi. Il pasto diventa un terreno di scontro e il rifiuto si rinforza.
Per gestire concretamente questa situazione, è utile seguire alcune strategie semplici ma fondamentali.
Prima di tutto, mantenere orari regolari. Il bambino deve arrivare al pasto con un reale senso di fame. Spuntini continui, succhi, biscotti o assaggi fuori pasto riducono l’appetito e compromettono il pasto principale.
Secondo, proporre senza sostituire. Se il bambino rifiuta il piatto, è importante evitare di preparare subito un’alternativa più gradita. Questo meccanismo insegna al bambino che rifiutare porta a ottenere altro.
Terzo, ridurre la pressione. Il genitore decide cosa portare a tavola, ma non quanto il bambino deve mangiare. Lasciare al bambino una parte di controllo è fondamentale per evitare conflitti e favorire un rapporto più sano con il cibo.
Quarto, lavorare sull’ambiente. Il pasto dovrebbe avvenire a tavola, senza televisione o dispositivi, in un clima tranquillo. Anche il comportamento dei genitori è determinante: vedere un adulto che mangia con naturalezza facilita l’imitazione.
Infine, accettare la selettività come fase. Molti bambini attraversano periodi in cui rifiutano determinati alimenti, soprattutto le verdure. Questo non significa che non li mangeranno mai, ma che hanno bisogno di tempo e ripetute esposizioni senza pressione.
Quando invece è necessario approfondire? Se il bambino perde peso, ha una crescita rallentata, mostra stanchezza persistente o il rifiuto del cibo è estremo e prolungato, è opportuno valutare la situazione con uno specialista.
Nel mio lavoro, aiuto le famiglie proprio in questi momenti, trasformando il pasto da fonte di stress a momento gestibile e più sereno. Non si tratta di far mangiare di più nell’immediato, ma di costruire nel tempo un comportamento alimentare equilibrato.
Perché un bambino non deve essere “convinto a mangiare”, ma accompagnato a farlo nel modo giusto.
Dott.ssa Valeria Blasi
Dottoressa in Scienze della Nutrizione Umana
Se sei una mamma e senti di avere difficoltà nella gestione dei pasti o hai l’impressione che il tuo bambino mangi troppo poco, puoi iniziare un percorso nutrizionale personalizzato. Ricevo su appuntamento, anche online, per aiutarti a gestire queste situazioni in modo pratico e sereno. Puoi contattarmi direttamente su WhatsApp al 339 2381652 oppure via email a valeriablasi@hotmail.com.
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