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LA MERENDA PERFETTA? NON ESISTE!

Immagine del redattore: Dott.ssa Jessica Cecconi
Dott.ssa Jessica Cecconi
2 giorni fa
Tempo di lettura: 4 min

Idee, spunti e un po' di leggerezza per affrontare il rientro a scuola


A cura della Dott.ssa Jessica Cecconi - Biologa nutrizionista



Settembre arriva sempre un po' così: si riparte con la scuola, gli zaini da preparare, gli orari da incastrare, le attività pomeridiane...e quella domanda che, puntuale, torna ogni sera:“Domani, cosa gli metto per merenda?


”Frutta? Un panino? Cracker? E se chiede una merendina?Quando si parla di alimentazione dei bambini, anche una cosa semplice come preparare uno spuntino può trasformarsi nell'ennesima occasione per chiedersi se stiamo facendo “la cosa giusta”.


E allora partiamo proprio da qui: la merenda perfetta non esiste.

Esiste una merenda adatta a quel bambino, alla sua fame, ai suoi gusti, alla giornata che lo aspetta.


A cosa serve la merenda?

Lo spuntino di metà mattina ha un compito piuttosto semplice: accompagnare il bambino dalla colazione al pranzo, aiutandolo ad arrivare al pasto successivo senza essere troppo affamato. Non deve essere enorme e non deve essere ridotto al minimo. Deve essere semplicemente adeguato alle sue esigenze.

E quando la merenda viene portata a scuola c'è un altro aspetto da considerare: deve essere pratica.


Pensiamo a un bambino che ha pochi minuti per mangiare, vuole stare con i compagni, giocare e magari deve aprire da solo il contenitore che gli abbiamo preparato.

Anche questo fa parte dell'educazione alimentare: imparare a scegliere alimenti che siano compatibili con la quotidianità.


Ma cosa dovrebbe esserci nello zaino?

Non esiste una formula magica.

Possiamo però avere in mente quattro grandi gruppi di alimenti da alternare nel corso della settimana:

  • una fonte di carboidrati, come pane, cracker, grissini o altri prodotti da forno

  • una fonte di proteine, come formaggio, yogurt o hummus

  • una fonte di grassi, come frutta secca o creme 100% di frutta secca

  • frutta o verdura, che apportano fibra, vitamine e minerali

E poi c'è lei, la più importante e spesso dimenticata: l'acqua.


Questo però non significa dover inserire tutti questi elementi ogni mattina. Una merenda non deve essere perfettamente bilanciata al millimetro.

Possiamo ragionare sulla varietà nell'arco della giornata e della settimana, senza trasformare ogni spuntino in un esercizio di nutrizione.


Pane e marmellata? Sì. Anche cioccolato? Sì.

Quando parliamo di alimentazione con i bambini, anche le parole che utilizziamo hanno un peso.


“Questo fa bene.”

“Questo fa male.”

“Questo è sano.”

“Questo è uno sgarro.”


Sembra solo un modo semplice per spiegare il cibo, ma a lungo andare può insegnare ai bambini che esistono alimenti da mangiare senza problemi e altri di cui avere paura o sentirsi in colpa.


Il cibo non ha bisogno di essere buono o cattivo.

Una fetta di pane con la marmellata può essere una merenda.

Così come pane e cioccolato, della frutta con qualche noce, un muffin fatto in casa o, occasionalmente, una merendina confezionata.


Questo non significa che tutti gli alimenti debbano comparire con la stessa frequenza. Significa imparare a guardare l'insieme, invece del singolo alimento.

Perché una merenda non determina da sola la qualità dell'alimentazione di un bambino.


Dalla teoria, allo zaino

Una volta eliminata l'idea della perfezione, preparare la merenda diventa decisamente più semplice.

Ecco qualche esempio:

  • pane e marmellata

  • pane e crema 100% di frutta secca

  • pane e cioccolato

  • pane alle olive e frutta

  • frutta con una piccola porzione di formaggio

  • cracker con hummus

  • un muffin fatto in casa

  • una barretta ai cereali accompagnata da frutta


Non serve cambiare ogni giorno. E poi diciamolo: non tutte le mattine abbiamo tempo e voglia di inventare una merenda diversa.

Ed è assolutamente normale. Può essere utile avere alcune “merende jolly”, delle alternative che sappiamo essere gradite, semplici da preparare e di grande aiuto nella quotidianità familiare.

La varietà si costruisce nel tempo, non necessariamente nello zaino di domani.


E se la frutta torna sempre a casa?

Prima di pensare “Mio figlio non mangia la frutta”, possiamo provare a farci qualche domanda.


È facile da mangiare?

Una mela intera, per esempio, può essere poco pratica durante un intervallo breve.

Una pera tagliata a pezzetti, qualche acino d'uva o altra frutta già pronta da mangiare potrebbero invece essere più semplici da gestire.


E se anche così torna a casa? Non è un fallimento. È un'informazione.

Ci racconta qualcosa sui suoi gusti, sulle quantità che gli proponiamo, sul momento della giornata o

semplicemente sul fatto che quel giorno non aveva voglia di mangiarla.

L'educazione alimentare passa anche da qui: osservare prima di giudicare.


Possiamo far scegliere anche loro

Un altro piccolo passo verso l'autonomia è coinvolgere i bambini.

Possiamo chiedere:

“Domani preferisci pane e marmellata o frutta e yogurt?”

Oppure andare insieme a fare la spesa, scegliere qualche frutto, preparare dei muffin o decidere quali contenitori utilizzare.


Non significa lasciare al bambino la responsabilità di decidere tutta la propria alimentazione.

Significa permettergli, poco alla volta, di conoscere gli alimenti, esprimere preferenze e partecipare alle scelte.

Sono piccole esperienze che, nel tempo, diventano competenze.


Quindi... cosa metto domani nello zaino?

Forse possiamo iniziare a farci questa domanda con un po' meno pressione.

Non dobbiamo trovare la merenda più sana possibile ogni singolo giorno.

Possiamo semplicemente cercare una merenda: adatta, pratica, gradita e inserita nell'equilibrio complessivo della giornata.


E possiamo accettare che alcune volte torni a casa. Che altre volte finisca in due minuti. Che un giorno ci sia la frutta e quello dopo il pane e cioccolato. Che qualche volta la scelta più semplice sia anche quella migliore per la nostra organizzazione familiare.


Perché educare all'alimentazione non significa insegnare ai bambini a mangiare perfettamente.

Significa aiutarli a costruire, giorno dopo giorno, un rapporto sereno, vario e consapevole con il cibo.

 
 
 

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